Self Evident

A volte restare a casa in una calda domenica d’estate potrebbe anche avere il suo fascino. Oggi per esempio ho rispolverato “Self Evident” un libro di Ani Difranco uscito in Italia nel 2004. Mi sono soffermato su una poesia che porta lo stesso nome del libro di cui esiste anche una straordinaria performance live scaricabile dal sito ufficiale, oltre che alcune interpretazioni di Lella Costa che girano su youtube.

Chi segue Ani, conosce benissimo la sua eterna avversione verso il governo Bush e la situazione Americana degli ultimi anni. In Self Evident scatena tutta la sua rabbia all’indomani degli attacchi dell’undici settembre andandoci anche molto pesante sulla colpevolezza dei politici e dei media. Una poesia assolutamente da non perdere che in qualche modo potrebbe essere rivolta anche alla situazione attuale della nostra Italia, se vogliamo!

Riporto di seguito la traduzione completa del testo:

EVIDENTE

si,
noi persone siamo solo poemi
metafore al 90%
così povere di significato
da rasentare l’iperdistillazione
e una volta eravamo raggi di luna
che scorrevano lungo la gola di una giraffa
si, sfrecciavamo per il lungo corridoio
in barba a quello che dice l’altoparlante
si, precipitavamo giù per le lunghe scale
con il whisky dell’eternità fermentato e distillato
in 18 minuti
che bruciava nelle nostre gole
giù per il corridoio
lungo le scale
in un edificio così alto
che resterà sempre là
si, è parte di una coppia
là, sulla prua dell’arca di noè
la coppia più prestigiosa
che si staglia
contro un cielo perfettamente blu
in una mattina beata
nella sua brezza d’estate indiana
nel giorno in cui l’america è caduta in ginocchio
dopo essere stata lì, fiera, per un secolo
senza dire grazie o per favore

e lo shock è stato subsonico
ed il fumo assordante
tra la preparazione ed la battuta finale
perché tutti eravamo in orario per andare a lavoro, quel giorno
tutti siamo saliti su quell’aereo per volare
e poi, mentre gli incendi infuriavano
tutti ci siamo arrampicati sui davanzali
ci siamo tenuti tutti per mano
e siamo saltati nel cielo
ed ogni quartiere ha guardato in su quando si è sentita la prima esplosione
e allora ogni stupido film d’azione è stato superato
e l’esodo verso la periferia a piedi o in macchina
assomigliava ad una guerra più di qualsiasi cosa io abbia visto
finora
così violento ed ingegnoso
uno spettro poetico così lontano
che ogni stupido annunciatore era ammutolito e incespicante
su un “o mio dio” e un “è incredibile” e così via
e ti dirò una cosa, visto che ci siamo
puoi tenerti il pentagono
la propaganda
e ogni televisione
che ha cercato di convincermi
a partecipare al piano di un teppistello per perpetuare il castigo
anche quando il fumo blu tossico della nostra lezione di castigo è ancora nell’aria
e c’è cenere sulle nostre scarpe
cenere sui nostri capelli
c’è della polvere sottile su ogni vestito
da hell’s kitchen fino a brooklyn
e le strade sono piene di storie
svolte improvvise e colpi mancati
e presto ogni bar aperto si riempie
di storie di disastri evitati per un pelo
e il whishy scorre come mai prima
mentre in tutto il paese la gente scuote la testa
e versa

allora ecco un brindisi a tutte le persone che vivono in palestina
iraq, ed el salvador
ecco un brindisi per tutte le persone che vivono nella riserva di pine ridge
con gi joe che torna per avere di più
un brindisi per tutte le infermiere e i dottori
che danno ogni giorno alle donne la possibilità di scegliere
che sopportano una minaccia come quella di oklahoma city
solo per ascoltare la voce di una giovane donna
ecco un brindisi a tutte le persone che proprio in questo momento
si trovano nel braccio della morte
e aspettano olio caldo o la ghigliottina
incatenati là dal terrore, che possono fuggire soltanto nelle loro menti
per trovare la pace nella forma di un sogno

perché se ci togliete le nostre playstation noi siamo una nazione da terzo mondo
sotto il pollice di qualche reale figlio dal sangue blu
che ha comprato l’ufficio ovale in quell’elezione fasulla
e ti dirò una cosa, visto che ci siamo
lasciami affermare inequivocabilmente
lui non è il mio presidente
lui non è il mio presidente
perché io sono un poema che sta attento all’iperdistillazione
non ho spazio per una bugia così verbosa
ho cura di tutta la mia famiglia umana
e levo il calice in un brindisi

ecco, all’ultima nostra bevuta di carburanti fossili
promettiamo solennemente di fare a meno di questa salsa
scacciamo gli sciami di aerei pendolari
e ritroviamo quel biglietto del treno che avevamo perso
perché una volta la linea seguiva il fiume
e spuntava in tutti i cortili
dove la biancheria ondeggiava al vento
e i graffiti ci importunavano dai muri di mattoni e dai ponti
e noi rotolavamo sui crinali
attraverso valli
sotto le stelle
sogno di girare come duke ellington nel mio personale vagone ferroviario

sogno di attese su grandi panche di legno
in una stazione centrale raggiante di grazia
e aspettare sul binario e sentire l’aria sulla faccia

ridate alla notte il suo sibilo lontano
ridate al buio la sua anima
mandate a farsi fottere le compagnie petrolifere
ed imparate di nuovo il rock’n’roll
si, le lezioni sono tutte intorno a noi e la verità è là che aspetta
è ora di cercare tra il pietrisco, pulire le strade
e pulire l’aria
far tirare fuori al nostro governo il suo cazzone dalla sabbia
del deserto di qualcunaltro
rimetterglielo nei pantaloni
e smetterla con i canti ipocriti di “libertà per sempre”

perché quando un telefono solitario ha squillato
nel 2001
alle 9 e 10
al 911
che è il numero che tutti abbiamo chiamato
quando quel telefono solo ha squillato giù dal muro
proprio fuori la nostra scrivania e giù nel lungo corridoio
giù per le lunghe scale
in un edificio così alto
che il mondo intero si è girato a guardare
solo per vederlo cadere

e, visto che ci siamo, ricordate la prima volta?
la bomba?
il camion?
il garage?
la principessa che non sentiva neanche il pisello?
ricordate le battute nel nostro appartamento sull’avenue d?

potete immaginare quanti bicchierini per il caffè dovrebbero cambiare il loro design
seguendo un fantastico rovesciamento dello skyline di ny!

era una battuta, naturalmente
una battuta
a quel tempo
ed era solo pochi anni fa
allora facciamo sì che le prove mostrino che l’fbi sapeva
che il complotto era ovvio ed era noto a tutti
ed esaminare quella scena
religiosamente
la cia
(o è il kgb? )
che commette innumerevoli crimini contro l’umanità
con questo tipo di evenienza
come scusa
di abuso dopo abuso costoso
e non aveva un indizio
guarda, un’altra finestra attraverso la quale vedere
lontano, quassù
al 104° piano
guarda,
un’altra chiave
un’altra porta
10% letterale
90% metafora

5000 e passa poemi mascherati da persone
in un giorno quasi troppo perfetto
debbono essere più che soltanto pedine
nella “passione” di qualche stronzo
per cui, adesso sta a te
e sta a me
renderlo così
far si che non siano morti invano
shhhhh..
ascolta,
senti il treno?